La Lazio e il Quirinale

Introduzione

Progetto Au.G.U.Sto.

Regio Decreto 13 marzo1900 - Balestrieri Medagli d'Argento al valor civile

Stabilire un collegamento stringente tra il palazzo del Quirinale e la Lazio è opera assai difficile. Tuttavia esistono dei riferimenti di primaria importanza, a volte costitutivi, legati soprattutto al periodo reale del palazzo, appannaggio di Casa Savoia che lo abitò dal 1870 al 1946.

Che dovesse esserci un nesso tra la Lazio e il Quirinale, inteso nella sua interezza come palazzo del potere, prima papale, reale e repubblicano poi, lo si intuisce dalla ricerca analitica sulla sua fondazione del 9 gennaio 1900. La proto-genesi di una qualche correlazione tra queste due entità ben distinte è scritta nell’albero genealogico di Luigi Bigiarelli, la figura di spicco tra i nove fondatori che diedero vita alla Società Podistica Lazio. Luigi Bigiarelli, romano di quarta generazione, era figlio di Mariano Bigiarelli, sergente, come il fratello Pio, della Guardia Pontificia ai servigi dell’ultimo Papa Re Pio IX che abitò il Palazzo del Quirinale fino al 1870. Tra l’altro lo stesso Pio Bigiarelli, prima di arruolarsi, esercitava la professione di calzolaio in una bottega in Via della Lungara nel rione Trastevere e confezionava stivali per le Guardie Pontificie.

E’ con Arturo Balestrieri, altro pioniere, fondatore insieme a Bigiarelli dell’ideale biancoceleste, che si rafforza il legame tra i giovani e la città di Roma, intesa nell’accezione più ampia di apparato pubblico. Il senso civico e il generoso impulso di altruismo che spinsero Arturo Balestrieri a gettarsi nelle acque del Tevere per salvare un tentatore suicida nel 1899, gli valsero la Medaglia d’Argento al valor civile conferita con decreto regio dal re Umberto I di Savoia.    

…nel periodo del Regno d’Italia

Roma nel 1900, anno del primo giubileo del nuovo secolo, era attraversata da un grande fermento sociale. Particolare interesse rivestì l’inaugurazione della statua equestre di Carlo Alberto nei giardini del Quirinale, aperti al pubblico solo nel 1888 in occasione della visita del kaiser Guglielmo II di Germania. All’evento del 14 marzo parteciparono anche il re Umberto I e la regina Margherita che mossero i loro passi dall’antistante palazzo del Quirinale. La cerimonia testimoniò il ruolo centrale che lo statuto albertino, progenitore della Costituzione repubblicana, aveva nell’architettura legislativa del nuovo Regno d’Italia. Tale evento, a cui le cronache diedero ampio risalto, fu accompagnata, per tutta la settimana, da giuochi ludici nelle varie discipline sportive, dal nuoto ai concorsi ippici nell’impianto delle Capannelle fino al podismo, considerato all’epoca la nuova frontiera dello sport moderno. Tra le gare da annoverare ci fu la corsa campestre “il Giro di Castel Giubileo”, con in palio il “Gran Premio del Re”, che si svolse l’11 marzo con partenza da Porta Pia ed arrivo a Porta del Popolo. Una gara nazionale di corsa di resistenza di 20 km, varata appunto nell’ambito delle feste per l’inaugurazione del monumento a Carlo Alberto. Il regolamento consentiva l’iscrizione ai soli atleti tesserati in società sportive riconosciute. Per parteciparvi, nove giovani abitanti dell’Urbe fondarono, sull’onda lunga delle prime olimpiadi moderne ad Atene del 1896, la Società Podistica Lazio. Seppur indirettamente e in via del tutto incidentale, il palazzo del Quirinale, o, per meglio dire, l’influenza che questo esercitava in ogni settore della vita pubblica romana, fu la scintilla che rese necessaria la fondazione della ormai più grande polisportiva d’Europa. Nella sua prima gara ufficiale la Lazio si aggiudicò il titolo a squadre “Gran Premio del Re” grazie ai piazzamenti nella classifica individuale degli atleti Lefevre, Golini, Mancini rispettivamente terzo, quarto e quinto classificato. La premiazione ufficiale di tutte le gare dei giuochi ludici sarebbe dovuta avvenire per mano del Re d’Italia Umberto I di Savoia al Velodromo di Roma fuori Porta Salaria, ma, come riportano le cronache dell’epoca, la cerimonia si svolse al cospetto del solo comitato organizzatore sulle note della bande musicali del 930 e 940 reggimento fanteria.

S.E. Paolo Boselli Presidente Onorario (dal libro ''Dal Tevere al Piave'')

S.E. Paolo Boselli Presidente Onorario (dal libro ''Dal Tevere al Piave'')

All’indomani della dichiarazione di guerra del 23 maggio 1915 dell’Italia contro gli imperi centrali dell’Austria e dell’Ungheria fu sancito lo stato di mobilitazione generale che sconvolse irrimediabilmente l’intera Nazione. La Grande Guerra vide la partecipazione di quasi sei milioni di soldati italiani delle classi dal 1875 al 1900, un’intera generazione mandata a combattere sul fronte orientale. Di essa facevano parte circa 300 soldati, tra atleti e dirigenti, delle varie sezioni della Polisportiva Lazio, società sportiva che, più di ogni altra in Italia, vide sacrificata la sua migliore gioventù per la causa nazionale. Pugnarono ardentemente educati ai valori impartiti dalla sezione di Istruzione Premilitare, istituita proprio in quegli anni su impulso del Presidente Fortunato Ballerini. Molti di essi si distinsero in battaglia e meritarono sul campo decorazioni e medaglie al valor militare così suddivise: 22 Medaglie d’Argento, 35 Medaglie di Bronzo, 14 Croci di Guerra. Furono così insigniti degli onori militari con regi decreti del re Vittorio Emanuele III su proposta del Ministro della Guerra in carica. Singolari furono le storie di molti di essi. Come quella di Valerio Mengarini, atleta podista, nuotatore e calciatore occasionale, che studente in ingegneria partì volontario e colpito mortalmente spirò incitando i compagni a proseguire nell’azione. Gli fu riconosciuta la laurea ad honorem post mortem e una lapide, posta all’ingresso della facoltà in San Pietro in Vincoli in Roma, ancora oggi lo ricorda. Mentre al Palazzo del Quirinale veniva allestito dalla Croce Rossa un ospedale da campo, che vide impegnata in prima linea anche la Regina Elena, al fronte operavano in qualità di ufficiale medico altri valorosi soldati, come il chirurgo Carlo Giovanni Colombo, già Presidente della sezione Ginnastica e Vice Presidente della sezione Istruzione Premilitare. Seppur la Grande Guerra fu considerata una “guerra di trincea”, prevalentemente di posizione, che vide da parte austriaca l’utilizzo delle prime armi chimiche come il gas fosgene (cloruro di carbonile) nelle zone del conflitto ci fu anche il dispiegamento di forze aree e navali della Regia Marina, alla quale apparteneva il giovane tenente Giorgio Vaccaro, futuro illustre dirigente della S.S. Lazio, decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Il contributo della Polisportiva Lazio all’esperienza bellica fu ad ogni livello, dai semplici soldati di fanteria ai comandanti generali come Paolo Spingardi, Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Ministro della Guerra sotto il Governo Sonnino e successivamente nominato senatore del Re Vittorio Emanuele III che gli conferì anche il titolo comitale. Nel 1909 fu Presidente della sezione Istruzione Premilitare e continuativamente membro del Consiglio Generale della Lazio. L’altalenante andamento della guerra sul fronte austro-ungarico ebbe inevitabili ripercussioni politiche che portarono il re Vittorio Emanuele III a nominare, il 18 giugno 1916, il Cav. Gr. Cr. della Corona d’Italia Paolo Boselli Presidente del Consiglio dei Ministri. Eccellenza del Regno d’Italia in ambito economico finanziario, più volte ministro, fu Presidente Onorario della Polisportiva Lazio dal 1906 e ne fu socio fino alla fine dei suoi giorni. Al termine del conflitto si contarono 650.000 morti e un milioni di feriti, una vera mattanza, alla quale non sfuggirono neanche atleti e dirigenti della Polisportiva Lazio. Ben 30 non fecero ritorno, un tributo di sangue tra i più alti tra le società sportive, e a nulla valsero gli ex voto offerti alla Madonna del Divino Amore dalle famiglie romane dei cari estinti. Rimangono oggi, a ricordo immortale, le lapidi nei luoghi di sepoltura. Come le iscrizioni dei due podisti Pansolli Clemente e Pandolfi De Rinaldis Giovanni al Sacrario Militare del cimitero monumentale del Verano in Roma. La loro memoria e quella di tutti gli atleti, soci e dirigenti della Polisportiva Lazio che immolarono la loro vita nella Prima Guerra Mondiale sarà per sempre custodita nella lapide, oggi purtroppo perduta, che S.E. Paolo Boselli fece erigere nel 1925 sul campo della Rondinella, il cui epitaffio recitava: “Nella Lazio adusarono forte il braccio temperarono fortissimo il cuore, per l’Italia strenuamente pugnarono, diedero la vita giovane lieta gagliarda, con virtù degna di Roma, ispiratrice”!

Sezione-femminile-Lazio-dal-libro-La-Lazio-è-de-più-P.Strabioni

Sezione femminile Lazio (dal libro "La Lazio è de più" - P.Strabioni)

Con la partecipazione dell’Italia alla prima guerra mondiale, il 24 maggio 1915 fu interrotta l’intera attività sportiva nazionale e con essa anche il relativo campionato di calcio quando mancava una sola giornata al termine. La Lazio, di fatto vincitrice del girone centro-meridionale, avrebbe dovuto disputare la finale nazionale con il Genoa FC, dichiarata vincitrice del girone settentrionale. Tale partita non fu mai disputata e con decisione postbellica del 1921 il titolo fu cucito sulle maglie del Genoa FC. L’intera vicenda dell’assegnazione dello scudetto 1914/1915 rimane ad oggi oggetto di controversia che solo una commissione nominata ad hoc dalla FIGC potrebbe risolvere. Molti degli atleti della Lazio furono richiamati alle armi e perirono in battaglia. Il campo da gioco della Rondinella, con il significativo contributo della Sezione femminile Lazio, istituita nel 1914, fu trasformato in orto di guerra per sfamare la popolazione romana ormai allo stremo. Per il tributo di sangue e di vite umane pagato nel conflitto bellico e per l’alto profilo morale che spinse la dirigenza a sacrificare i propri beni per la patria e per il popolo di Roma, la Lazio fu eretta in Ente morale con decreto regio n. 907 del 2 giugno 1921. L’allora re Vittorio Emanuele III, così come previsto dallo statuto albertino, avocava a sé tutti i poteri e aveva potere di firma su tutti gli atti da lui emanati. Nel suo studio al Quirinale siglò quindi, su proposta dell’On. Benedetto Croce, Ministro della Pubblica Istruzione in carica, il decreto, unico nel suo genere, che elevò la Lazio ad una dimensione sociale, culturale, morale soverchiante il mero aspetto sportivo. Le fu riconosciuta contestualmente una valenza culturale di “pubblica utilità”.

 

 

Regio Decreto n.907 del 2 giugno 1921 pag 1 - La Lazio eretta ente morale

Regio Decreto n.907 del 2 giugno 1921 pag 1 - La Lazio eretta ente morale

Regio Decreto n.907 del 2 giugno 1921 pag 2 - La Lazio eretta ente morale

Regio Decreto n.907 del 2 giugno 1921 pag 2 - La Lazio eretta ente morale

Rilascio tessera a Mafalda di Savoia (da Laziowiki)

Rilascio tessera a Mafalda di Savoia (da Laziowiki)

Sin dalla sua fondazione la Lazio fu protagonista in varie discipline sportive (podismo, calcio, nuoto, scherma, escursionismo...), tanto da ricevere i favori di ogni strato sociale della popolazione della città di Roma. A questa schiera si legò anche la principessa Mafalda di Savoia, secondogenita del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena del Montenegro.  Nel 1900 dopo l’assassinio di Umberto I i “nuovi” reali, saliti al trono sempre in quell’anno, cambiarono radicalmente la vita di corte al palazzo del Quirinale. Trasferirono il loro appartamento privato dalla zona della “Vetrata” a quella della “Palazzina”. E fu proprio in questi ambienti che la principessa Mafalda vide la luce nel 1902. Non si limitò ad essere una fervente ed appassionata sostenitrice della Lazio, ma fu dal 1933 socio effettivo del sodalizio biancoceleste. Le cronache di quegli anni testimoniano la sua presenza sugli spalti per le partite casalinghe della squadra, di cui conosceva personalmente molti dei giocatori. Anche il fratello Umberto II di Savoia, quarto re d’Italia nel 1946, al secolo il “re di maggio” per la brevità del suo regno, recitò giovanissimo un ruolo attivo nella S.S. Lazio. Fu infatti iscritto nella sezione Escursionismo dove praticò le attività da boy-scout. Anche lui, come la sorella, fu spesso spettatore delle partite di calcio della Lazio nell’allora impianto della Rondinella.

 

Tessera socio SS Lazio - Mafalda di Savoia (da Cor.d.sport)

Tessera socio SS Lazio - Mafalda di Savoia (da Cor.d.sport)

 

File: [UmbertoII_rondinella.jpg] | Mon, 21 Mar 2016 18:04:16 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio  www.laziowiki.org

UmbertoII di Savoia al campo della Rondinella (da Laziowiki)

UmbertoII di Savoia boy-scout (da Cor.d.sport)

UmbertoII di Savoia boy-scout (da Cor.d.sport)

Rivista ufficiale LAZIO (dal libro "La Lazio è de più" - P.Strabioni)

Il palazzo di Via Veneto al civico n. 7, in prossimità di Piazza Barberini, ospitò dal 1914 al 1924 la sede della polisportiva Lazio. Rappresentò molto di più di un semplice ufficio amministrativo del sodalizio biancoceleste, ma fu di fatto, per tutti i soci, un punto di riferimento sociale e culturale. Qui convenivano molti personaggi illustri per tenere conferenze e dibattiti su temi di loro competenza, dall’ing. Gustavo Giovannoni, promotore e professore della facoltà di Architettura di Roma con cattedra in “Restauro dei Monumenti”, allo studioso Leo Montecchi, al prof. Rodolfo Lanciani esperto di antichità romane e cattedra in “Topografia romana”, rispettivamente Presidente e Vice Presidente della Lazio Escursionismo. Alla medesima sezione era iscritto anche il principe Umberto II di Savoia, frequentatore egli stesso della sede di Via Veneto, come la scrittrice Grazia Deledda premio nobel per la letteratura nel 1926. L’autrice verista di “Canne al vento” non si limitò ad essere socia della Lazio, ma contribuì, in quel periodo di fervore culturale, alla prima rivista ufficiale del sodalizio biancoceleste “Lazio”, che, nel numero edito il 6-8 gennaio del 1922, conteneva diversi suoi articoli. Le benemerenze sociali e culturali che nel 1921 valsero alla Lazio il titolo di Ente Morale trovarono ulteriore fondamento nel contributo intellettuale della scrittrice, prima donna italiana ad essere insignita del più prestigioso dei premi letterari. Il telegramma di felicitazioni che il re Vittorio Emanuele III inviò alla scrittrice fu motivo di vanto non solo per la polisportiva Lazio, ma per l’intera Nazione e per il ben più ampio ed articolato mondo della millenaria cultura italiana.

Telegramma di Vittorio Emanuele III al premio nobel Grazia Deledda (da ISRE Istituto Sardo Regionale Etnografico)

Telegramma di Vittorio Emanuele III al premio nobel Grazia Deledda (da ISRE Istituto Sardo Regionale Etnografico)

 

Per rimanere in ambito letterario singolare fu la storia che legò la famiglia Bompiani alla Lazio. Il Gen. Giorgio Bompiani alla fine dell’ottocento era di stanza a Roma dove nacquero Giorgio II, figlio primogenito, e Guglielmo. Successivamente vide la luce il terzo figlio Valentino Bompiani. La sezione Lazio calcio si fregiò, con alterne fortune, del loro contributo. Guglielmo rappresentò al meglio il calcio pioneristico di inizio ‘900 e partecipò nel giugno 1908 alla leggendaria vittoria di tre partite in un giorno. Giorgio, centrocampista nella Lazio nel 1912, vide strappata la sua gioventù nel 1915 cadendo in combattimento durante la prima Guerra Mondiale e fregiato per questo con la Medaglia d’Argento al valor militare. Valentino, difensore nella squadra Allievi nel 1912, fu decorato con la Medaglia d’Argento al valor civile, al pari del fondatore Arturo Balestrieri venti anni prima, per aver salvato un bambino dalle acque del Tevere. Una storia di Lazio formativa per il giovane Valentino che nel 1929 fonderà l’omonima casa editrice Bompiani e che lo vedrà in Campidoglio, il 18 gennaio 1961, ricevere dal Capo dello Stato Giovanni Gronchi il premio editoriale “libro d’oro”. Sarà poi nominato nel 1965, sotto la Presidenza Saragat, Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana e legherà il nome Bompiani a due pubblicazioni sul Presidente Pertini.

 

La S.S. Lazio diede il suo contributo anche durante la Seconda Guerra Mondiale, dove perirono 18 tra atleti e dirigenti, che si aggiunsero ad altri due sportivi biancocelesti caduti durante la guerra coloniale in Africa orientale. I nuotatori Giorgio Scalia ed Attilio Friggeri, quest’ultimo impiegato come ufficiale medico, sacrificarono la loro vita per amor di patria e furono decorati con la Medaglia d’Oro al valor militare.


 

…nel periodo della Repubblica

Il Paese 5 novembre 1956 - Assemblea nella sede Cral Presidenza della Repubblica

Il Paese 5 novembre 1956 - Assemblea nella sede Cral Presidenza della Repubblica

Il compendio del Quirinale e più specificatamente il fabbricato annesso di via Piacenza, che ospitava la sede del Circolo Ricreativo dei dipendenti della Presidenza della Repubblica, fece da scenario alla riunione drammatica del 4 novembre 1956 del Consiglio Direttivo della S.S. Lazio. L’incontro dei dirigenti avvenne nel “Teatro dei Dioscuri” alla presenza dei massimi esponenti della società. L’allora presidente della sezione calcio Costantino Tessarolo informò i soci presenti della crisi finanziaria che attraversava la società, con un passivo che sfiorava il miliardo di lire. Contestualmente rimise nelle mani della stessa assemblea la carica apicale. La soluzione fu trovata con l’elezione del nuovo presidente Siliato e la cessione, non senza polemiche, nell’estate dell’anno seguente del calciatore svedese “raggio di luna” Selmosson alla rivale cittadina.

 

 

Martedì 29 gennaio 1974, nella settimana seguente alla conquista del titolo di campione d’inverno ottenuto con una vittoria sul campo del Foggia, una rappresentanza della Lazio calcio venne ricevuta in forma privata al Quirinale negli uffici del Presidente della Repubblica Giovanni Leone. La spinta per accogliere la delegazione biancoceleste fu probabilmente data dai suoi tre figli, Mauro, Paolo e Giancarlo, appassionati di calcio. In particolare Giancarlo Leone era sovente recarsi al campo d’allenamento del “Tor di Quinto” per giocare insieme alla squadra che vinse lo scudetto quello stesso anno. Erano desiderosi di conoscere gli artefici del miracolo Lazio, inaspettatamente ai vertici del calcio italiano. All’invito risposero con entusiasmo l’allenatore Maestrelli e il centravanti Giorgio Chinaglia che portarono in dono un pallone autografato da tutti i compagni di squadra.

 

Messaggero 30 gennaio 1974 - Maestrelli e Chinaglia al Quirinale

Quirinale 29 gennaio 1974 - Figli Pres. Leone con Maestrelli e Chinaglia (ASPR archivio fotografico settennato Leone foton.2)

Quirinale 29 gennaio 1974 - Figli Pres. Leone con Maestrelli e Chinaglia (ASPR archivio fotografico settennato Leone foton.2)

Quirinale 29 gennaio 1974 - Figli Pres. Leone con Maestrelli e Chinaglia(ASPR archivio fotografico settennato Leone foton.1)

Quirinale 29 gennaio 1974 - Figli Pres. Leone con Maestrelli e Chinaglia(ASPR archivio fotografico settennato Leone foton.1)

Quirinale 9 gennaio 1975 - Anniversario fondazione SS Lazio, Pres. Leone con Lenzini (dal Cor.d.sport)

La ricorrenza del settantacinquesimo anno di vita del sodalizio biancoceleste fu celebrata nel Salone dei Corazzieri del Palazzo del Quirinale, dove il presidente Giovanni Leone ricevette in forma ufficiale, il 9 gennaio 1975, una delegazione della polisportiva Lazio. Erano presenti i massimi esponenti della società, dal Vice Presidente Generale Ing. Renzo Nostini al Segretario Generale Vico Vaccaro, figlio del leggendario ed illuminato Giorgio che nel 1927 impedì la fusione prevista dal federale sig. Italo Foschi, ai presidenti delle sezioni delle varie discipline sportive, tra i quali Giovanni Chiaron Casoni presidente della Lazio Pallavolo, Ezio Giorgi presidente della Lazio Pallacanestro e Umberto Lenzini della sezione Calcio. Tra i dirigenti figurava Elio Morille della sezione Lazio Canottaggio, vincitore della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Londra 1948 nella specialità “quattro senza”. Questo incontro fece seguito a quello dell’anno precedente che aveva carattere di natura privata. Nel lavoro preparatorio, svolto dalla Segreteria Generale del Presidente Leone, di risposta ad una richiesta di udienza da parte della Lazio, era già chiaro il ruolo che la polisportiva ebbe in ambito sportivo e sociale. Il documento redatto dall’Ufficio del Cerimoniale metteva inequivocabilmente in evidenza il merito che la Lazio ebbe nell’introduzione e nella diffusione di alcuni sport, fino a quel momento sconosciuti nella capitale, come il calcio, la pallanuoto, il rugby, il basket, l’hockey, il baseball e la pallavolo. Il discorso che l’Ing. Nostini rivolse al Capo dello Stato, incentrato sui valori dello sport e sullo spirito olimpico del sodalizio biancoceleste, gettò le basi per sviluppare ancor di più la vocazione polisportiva della società. Tali sentimenti furono raccolti dal comitato promotore dei festeggiamenti, attraverso l’organizzazione di incontri con altri club stranieri in tutte le discipline sportive. L’intuito e la lungimiranza dell’Ing. Nostini, rinvenibili nel discorso di presentazione al Presidente della Repubblica nel 1975, trovarono forma nel 2013 in un progetto associativo di tutte le polisportive europee. Nacque a Bruxelles, su impulso e per volontà della polisportiva Lazio, nella stessa sede delle più importanti istituzioni della Unione Europea, l’Associazione delle Polisportive Europee EMCA (European Multisport Club Association).

Jpeg

Anniversario 9 gennaio 1975 - Promemoria storia SS Lazio redatto dalla Sereteria (ASPR 5911AG-C Cerimoniale settennato Leone pag1di2)

Messaggero 10 gennaio 1975 - Anniversario fondazione SS Lazio

Jpeg

Anniversario 9 gennaio 1975 - Promemoria storia SS Lazio(ASPR 5911AG-C Cerimoniale settennato Leone pag.2di2)

Jpeg

Anniversario 9 gennaio 1975 - Richiesta di udienza28 dicembre 1974(ASPR 5911AG-C Cerimoniale settennato Leone)

Tra i caduti per fatto d’armi, che la S.S. Lazio ricorda, va annoverato anche il capitano dei Carabinieri Mario D’Aleo. Prestato alla Lazio calcio nella stagione 1970/1971, dove giocò nelle giovanili categoria Allievi, cadde in un agguato di mafia il 13 giugno 1983 in località Monreale (PA). Comandante della Compagnia Carabinieri di Monreale morì in un conflitto a fuoco insieme ad altri due carabinieri. I funerali di Stato che seguirono videro la partecipazione commossa delle Istituzioni e dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Per il contributo che diede nella lotta alle organizzazioni criminali mafiose, nell’agosto del 1983, fu decorato con la Medaglia d’Oro al valor civile e nel giugno del 2008 il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Gianfranscesco Siazzu, padre di un nostro associato del Lazio Club Quirinale, depose, a memoria, una corona d’alloro su un busto commemorativo del Cap. Mario D’Aleo.

File: [14giu1983UnitaDAleo1.jpg] | Sat, 23 Apr 2016 13:26:12 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio  www.laziowiki.org

L'Unità 14 giugno 1983 - M. D'Aleo viene assassinato

Messaggero 15 giugno 1983 - Funerali di Stato per M. D'Aleo

Messaggero 15 giugno 1983 - Funerali di Stato per M. D'Aleo

La foto che ritrae Dino Zoff e il presidente Pertini mentre giocano a carte sull’aereo presidenziale, di ritorno dalla vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio del 1982, appartiene alla storia. Dino Zoff, seppur abbia costruito i suoi maggiori successi sportivi altrove e seppur rappresenti una figura trasversale, tanto da meritare l’appellativo del “Dino nazionale”, ha rivestito nella Lazio sia il ruolo di allenatore sia di presidente della società. A distanza di anni Zoff ha rivelato di aver ricevuto dal presidente Pertini, nell’anno successivo a quella partita a scopone scientifico, le scuse per qualche mossa di gioco sbagliata. La deferenza dimostrata da Zoff per il Presidente della Repubblica e per l’istituzione che rappresentava, nel rivelarlo alla stampa soltanto 30 anni dopo, fa parte del patrimonio etico e morale degli associati del Lazio Club Quirinale!

epa02503812 (FILE) A July 1982 file photo shows former Italian head coach of Italian soccer team, Enzo Bearzot (R), while he palyes cards on the airplane with Italian President Sandro Pertini (II from R) and Italian goalkeeper Dino Zoff (L) after the victory of the 1982 Soccer World Championships. Bearzot, who led the team to the 1982 World Cup title, died on Tuesday, 21 December 2010 aged 83, the Italian football federation (FIGC) said. News reports said that Bearzot was ill for several years and died in Milan. The former Inter Milan player Bearzot was in charge of the Squadra Azzurra for a record 104 matches 1975-1986. The World Cup title 1982 in Spain, 3-1 over West Germany in the final, was his biggest success.    "The memory of Enzo Bearzot can not be limited to the joy he gave us in 1982 ... Bearzot was able to convey great human and sporting values," said FIGC President Giancarlo Abete.  EPA/STR  ANSA

Il Pres. Pertini gioca a carte con Zoff, Causio e Bearzot

Con l’approssimarsi del 9 gennaio 2000, giorno del centenario dalla sua fondazione, la polisportiva Lazio, il 6 dicembre 1999, ricevette l’“Alto Patronato” della Presidenza della Repubblica per le celebrazioni del suo primo secolo di vita. L ‘onorificenza di “Stella d’oro al merito sportivo” del 1967 da parte del Coni e gli elementi storici a supporto furono elementi determinanti per l’assegnazione dell’Alto Patronato.

Concessione Alto Patronato - Promemoria Segreteria Generale20 ottobre 2000 (ASPR settennato Ciampi, Segreteria del Presidente A.01.00984)

Concessione Alto Patronato - Promemoria Segreteria Generale20 ottobre 2000 (ASPR settennato Ciampi, Segreteria del Presidente A.01.00984)

Il 23 ottobre del 2000, in occasione dei festeggiamenti per il centenario dalla sua fondazione, la S.S. Lazio fu ricevuta dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel Salone degli Specchi. La delegazione biancoceleste era composta dai rappresentanti di tutte le sezioni sportive associate. Tra gli altri erano presenti il Presidente Generale Onorario Cav. Gr. Cr. Dott. Ruggiero Sandulli, il Presidente Generale della polisportiva Ing. Renzo Nostini, il Segretario Generale Dott. Antonio Buccioni, il Sig. Giulio Glorioso presidente della Lazio Softball, il Dott. Vittorio Lucarelli medaglia d’oro di scherma alle Olimpiadi del 1956, il Comm. Salvatore Gionta e il Dott. Giancarlo Guerrini per la sezione Lazio Pallanuoto, vincitori della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma 1960, gli ex nuotatori Sig.ra Daniela Beneck e Sig. Carlo Pedersoli, il dirigente Sig. Dino Zoff e il capitano della sezione calcio Sig. Alessandro Nesta. Un simpatico siparietto concluse l’incontro, dove l’ing. Nostini riaffermò il bianco e celeste come colori sociali, impropriamente associati dal Presidente Ciampi al bianco e l’azzurro. Il colloquio al Quirinale faceva parte di una serie di incontri istituzionali, tra gli altri l’udienza dal papa Giovanni Paolo II nella Sala Nervi in Vaticano, per festeggiare degnamente il traguardo del secolo di vita.

Centenario SS Lazio - Richiesta di udienza26 giugno 2000(ASPR settennato Ciampi, Segreteria del Presidente A.01.00984)

Centenario SS Lazio - Richiesta di udienza26 giugno 2000(ASPR settennato Ciampi, Segreteria del Presidente A.01.00984)

Velina impegni ufficiali Pres. Ciampi - Udienza23 ottobre 2000(ASPR settennato Ciampi, Segreteria del Presidente A.01.00984)

Velina impegni ufficiali Pres. Ciampi - Udienza23 ottobre 2000(ASPR settennato Ciampi, Segreteria del Presidente A.01.00984)

Il 12 febbraio 2004, presso il Salone dei Corazzieri del palazzo del Quirinale, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi ricevette e premiò 59 atleti che nell’anno 2003, in 13 discipline differenti, vinsero altrettanti titoli di campioni del mondo. Durante la cerimonia, alla presenza delle più alte cariche dello sport olimpico nazionale, l’ing. Renzo Nostini, presidente generale in carica della polisportiva Lazio, già Medaglia d’oro al valore atletico, Stella d’oro al merito sportivo, Collare d’argento dell’ordine olimpico, fu insignito del Collare d’oro al merito sportivo, la più alta onorificenza riconosciuta dal CONI. Renzo Nostini fu sportivo polivalente, cimentandosi, sempre con l’aquila sul petto, nel nuoto, nella pallanuoto, nella scherma, nel penthatlon moderno e nel rugby. Sette ori, sette argenti, un bronzo ai campionati del mondo di scherma e 4 argenti alle olimpiadi. Fu presidente della S.S. Lazio Nuoto, della S.S. Lazio Scherma, della S.S. Lazio Rugby, vicepresidente della Federazione Italiana Rugby, presidente della Federazione Italiana Scherma e presidente onorario del CONI.

 

Quirinale 25 novembre 2005 - Pres. Ciampi con Inzaghi (dal sito carloazegliociampi.it)

Quirinale 25 novembre 2005 - Pres. Ciampi con Inzaghi (dal sito carloazegliociampi.it)

In occasione della Giornata Nazionale per la Ricerca sul Cancro fu tenuta, il 25 novembre 2005 al Salone delle Feste del Palazzo del Quirinale, una cerimonia presenziata dal Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Tra le persone convenute, in rappresentanza del mondo sportivo, figurava anche il calciatore della S.S. Lazio Simone Inzaghi.

La vittoria nella coppa del mondo di calcio ai mondiali del 2006 fu festeggiata al Quirinale l’8 gennaio del 2007 nella cerimonia dove il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano premiò tutti gli sportivi che, nel biennio 2005-2006, ottennero la medaglia d’oro ad un campionato del mondo assoluto. Tra gli atleti premiati figuravano anche i calciatori della S.S. Lazio Angelo Peruzzi e Massimo Oddo. I due biancocelesti, in virtù del campionato del mondo vinto dalla Nazionale di cui facevano parte, parteciparono anche all’inaugurazione dell’anno scolastico 2006/2007 che si tenne il 18 settembre 2006 nel Cortile d’Onore del Palazzo del Quirinale.

Dall’edizione del 2007, la finale della Coppa Italia, trofeo di calcio nazionale, che a differenza del campionato ammette nel tabellone squadre di tutte le serie professionistiche, si disputa in gara unica allo Stadio Olimpico di Roma. Da tale anno, al netto di denominazioni dovute agli sponsor, è anche definita Coppa del Presidente della Repubblica. La premiazione e la consegna della coppa ai vincitori avviene per mano del Capo dello Stato o di un suo facente funzione. Così è stato anche per l’edizione 2009 che vide il presidente Giorgio Napolitano premiare Tommaso Rocchi, capitano della S.S. Lazio squadra vincitrice.

Coppa Italia 13 maggio 2009 - Pres. Napolitano con Rocchi (dal sito del quirinale)

Coppa Italia 13 maggio 2009 - Pres. Napolitano con Rocchi (dal sito del quirinale)

Coppa Italia 13 maggio 2009 - Pres. Napolitano premia Rocchi (dal sito del quirinale)

Coppa Italia 13 maggio 2009 - Pres. Napolitano premia Rocchi (dal sito del quirinale)

Quirinale 24 maggio 2013 - Finale Coppa Italia 26 maggio (dal sito del quirinale)

Quirinale 24 maggio 2013 - Finale Coppa Italia 26 maggio (dal sito del quirinale)

In prossimità della finale di Coppa Italia del 26 maggio 2013, che metteva di fronte le due compagine capitoline in un derby storico senza precedenti, furono intraprese una serie di iniziative istituzionali volte a ricreare un clima di serenità intorno all’evento. L’accoglienza delle delegazioni delle due squadre contendenti sul sagrato di Piazza San Pietro da parte di papa Francesco il giorno 22 maggio, fu seguita, due giorni dopo nella “Sala della Pendola”, da una udienza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L’incontro di calcio, semplicemente il “26 maggio”, vide trionfare la S.S. Lazio e lo sport, non verificandosi fortunatamente nessun incidente di rilievo per l’ordine pubblico.

Fin dall’atto costitutivo del Lazio Club Quirinale è stato naturale annoverare tra i soci onorari il prof. Giulio Napolitano, figlio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, docente universitario, esperto di diritto sportivo e appassionato dei colori biancocelesti.

 

Matteo Mastrella