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Il Lazio Club Quirinale accoglie ancora la Lazio

Dopo 3 anni..Olimpia torna a volare sul Quirinale!

Diceva il famoso poeta libanese Khalil Gibran che “nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’ alba che ci aspetta.” Non ci speravamo più, ricordavamo con nostalgia tutti gli eventi che il Lazio Club Quirinale ha organizzato con successo dalla sua fondazione; gli abbracci, i cori tutti insieme, gli occhi emozionati dei bambini davanti ai loro Campioni..e finalmente, il 28 febbraio, la magia è tornata a La Casa dell’Aviatore. Una splendida serata, piena di sorprese e di ospiti speciali: apre le danze il grande Guido De Angelis, che ringraziamo di cuore per aver partecipato e per aver menzionato il Club durante la sua diretta. La cena viene accompagnata dalla splendida voce di Toni Malco, cantante e grande tifoso biancoazzurro e dall’umorismo del cabarettista laziale Marco Tana. Presente anche il Direttivo della S.S. Lazio, tra cui il Presidente Lotito, il Team Manager Manzini, il Dott. Roberto Rao, Responsabile della comunicazione per la nostra amata squadra, per la cui presenza non possiamo esimerci dal ringraziare il Dott. Mario Michelini, che da anni ormai si spende per il Club senza mai risparmiarsi, curando i rapporti con la Società come nessuno meglio di lui saprebbe fare. Accoglienza esultante e clamorosa quando entra in sala una rappresentanza dei calciatori della nostra amata Lazio: Provedel, Lazzari, Casale e Anderson, ormai habitué delle nostre serate, seguiti da Juan Bernabè, falconiere e addestratore di Olimpia. Ci ha onorati della Sua presenza anche Massimo Maestrelli (solitamente un pò restio agli eventi mondani), figlio dello storico Tommaso, Maestro di calcio e di vita; “La Lazio di papà rimane nell’eternità”, queste le Sue parole. “Non sono nato laziale, ho scelto di esserlo, e come me i miei figli ed i miei nipoti”. Il Lazio Club Quirinale per ringraziarLo Lo omaggia di un libro sul Palazzo e di una statua raffigurante un’aquila, doni che verranno consegnati anche all’allenatore Sarri a Formello, non appena si presenterà l’occasione. Scorrono le portate ma le sorprese non sono ancora finite, per la gioia dei bambini (diciamolo, anche degli adulti!) viene annunciata un’estrazione a premi, il piccolo socio Damiano, nel giorno del suo compleanno, vince un pallone autografato da tutta la squadra e Paolo, uno dei tre ragazzi del 31° stormo dell’AM, una maglia ufficiale (a proposito, se li incontrate insieme allo stadio, sappiate che la vittoria è assicurata…portano fortuna!). La serata è stata piacevolissima come sempre, forse più di sempre, tanta era la voglia di festeggiare ancora la nostra passione per la Lazio. Mi hanno commosso le parole di Flavio al papà: “Grazie papà, ti voglio bene…è stata la giornata più bella della mia vita”. Sai, piccolo Flavio, la Lazio non è solo una squadra da tifare; è una mentalità, uno stile di vita. Abbracciala, esulta quando ti regalerà gioie ma amala ancora di più quando ti farà disperare e lo farà, stanne certo, ma sappi che nessuna ti emozionerà come lei e ti farà sentire parte della grande famiglia che è la S.S. Lazio. Dunque un ringraziamento speciale al Presidente Bracci, al Vice Presidente Poggi ed a tutto il Direttivo del Lazio Club Quirinale per averci regalato l’ennesima magnifica esperienza di passare una serata con la nostra seconda famiglia.

Arianna Tirico

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Il Colle bianco e celeste

La pioggia viene comunemente associata alla malinconia o al senso di rinnovamento, ma per i membri del Lazio Club Quirinale fa a volte rima con Lazialità. Esattamente come nell’ultima occasione, era proprio la pioggia a vestire da sera il 28 febbraio scorso, quando è andato in scena un evento dal sapore romantico e dalle tinte bianco e celesti. Ore 19:45, ero come al solito in ritardo. Mentre mi vestivo con la stessa velocità di Lazzari che corre sulla fascia, mio padre aspettava alla porta. Lui era tutto in tiro, elegantissimo, si aggiustava qualcosa sulla giaccia. Era una spilla della Lazio che richiamava gli anni ’70, una Lazio povera, ma dall’animo ricchissimo. Papà aveva dieci anni quando s’innamorò di quella “banda Maestrelli” fatta di valori, uomini veri e di un solo grido di battaglia. Grazie ai suoi racconti, anch’io mi sono ammalato inguaribilmente di Lazio, come disse una volta Giorgio Chinaglia. Riparati sotto l’ombrello, siamo saliti in macchina parlando solo di un argomento, sembrava il solito tragitto da casa allo stadio prima delle partite. Giunti al ristorante, abbiamo subito incontrato tanti amici e familiari; sì, la mia famiglia è tutta della Lazio. Tra questi anche mia nonna, una donna tenace che vive con la Lazio nel cuore. Genitori, nonni e figli tutti uniti dai colori del cielo. Penso che non ci sia nulla di più bello in questo mondo, dove valori e amore scarseggiano sempre più. La serata prometteva già bene e come per magia del destino da Cremona è arrivata la notizia più incredibile. Tanto per fare una premessa, oggi non ci sono più le radioline come un pò d’anni fa, quando 65 mila laziali ascoltarono dentro l’Olimpico che la Lazio era campione d’Italia. Tuttavia, la scena è stata molto simile. Tutti i commensali erano con gli smartphone sintonizzati con Cremona, dove “quegli altri” sono caduti sotto i colpi della squadra allenata da Ballardini: grazie ancora una volta mister! Passano pochi istanti, tra brindisi e risate ecco che fanno il loro ingresso alcuni dei personaggi più significativi della storia biancoceleste. A rubare un pò la scena è stato Tony Malco che in soli cinque minuti ha racchiuso i suoi pezzi più noti dedicati alla nostra amata Lazio, facendo alzare tutti dalle sedie per cantare. Un momento da pelle d’oca che non dimenticherò. Impossibile non citare Guido de Angelis, il mio mentore. Più che un giornalista è un uomo che ha dedicato anima e corpo alla Lazio e che da decenni tiene compagnia a migliaia di tifosi con la sua voce alla radio. Non esiste mattina che non ascolto Guido mentre mi reco in macchina all’università. Proprio per questo studio per diventare come lui. In una serata splendida come quella, ho avuto anche l’onore di scambiare due chiacchiere amichevoli con Massimo Maestrelli. Mi ha parlato del suo amato babbo con gli occhi lucidi, fiero ed orgoglioso di lui. Gli ha trasmesso la Lazialità di padre in figlio così come è successo a me. Insomma tre personaggi fantastici. Ora però, voglio spostare i riflettori sugli attuali interpreti della S.S. Lazio presenti alla cena. Al tavolo vicino al mio sedevano niente meno che Ivan Provedel, Nicolò Casale, Manuel Lazzari e Felipe Anderson. Non parlo solo di quattro bravissimi calciatori, ma soprattutto di quattro ragazzi colmi di semplicità che si sono guadagnati l’affetto dei tifosi con il loro spirito. Al momento dell’estrazione per vincere le loro maglie autografate è stato davvero emozionante vedere molti bambini felici nel sentirsi chiamare. Simboli, sogni e speranze, questo è quello che i calciatori rappresentano. Tra tutte quelle stelle ce ne era una che di solito non ama mettersi in mostra, ma non per questo meno luminosa, una stella che rappresenta la storia della Lazio: Maurizio Manzini. L’intera esistenza di quest’uomo è stata caratterizzata dai colori biancocelesti, o forse potrei dire il contrario. Quando un tifoso della Lazio ha la presunzione di sentirsi il più tifoso ha sempre l’obbligo di ricordarsi che c’è Maurizio Manzini. Nessuno, compreso me, sarà mai alla sua altezza. Infine, tra un telefonino a chiocciola ed un altro, e forse un altro ancora, c’era il presidente Claudio Lotito, che spero stesse parlando per un viceImmobile. Battute a parte, il numero uno della società si è cimentato in uno dei suoi solenni discorsi per esaltare l’amore dei presenti nei confronti dei nostri colori e soprattutto l’egregio lavoro svolto da tutta la squadra in questa stagione finora. Di sicuro, tutti hanno notato quanto un uomo bramoso di risultati come lui abbia lavorato sodo per portare successi alla squadra e cambiare il modo di porsi. Personalmente ammiro non poco la capacità del presidente di raggiungere qualunque obiettivo egli si ponga, in maniera diretta e senza scorciatoie. Immerso del tutto in un’atmosfera meravigliosa, mi sono sentito felice come un bimbo a Natale ed è proprio per questo che intendo dire grazie al presidente del Lazio club Quirinale Raffaele Bracci, al conduttore della serata Gianluca Poggi, il cui secondo nome credo sia Amadeus, alla firma biancoceleste Matteo Mastrella ed infine a Mario Michelini che come Manzini è l’anima silenziosa e fondamentale del club. Grazie anche ai partecipanti che hanno espresso in tutto e per tutto il nostro stile largamente invidiato. Come dico sempre io: “laziali bella gente”. Dopo la torta, la serata era ormai giunta al termine. Fuori era notte e batteva ancora forte la pioggia, ma per me era come se ci fosse stato il sole. Una volta nel mio letto ho rivisto per almeno un’ora tutte le foto e i selfie che avevo scattato e mi sono addormento pensando a “quant’è bello esse laziali”.

Edoardo Innocenzi

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Pensiero della buonanotte

Vado a dare il bacio della buonanotte a Flavio …

Ha gli occhi chiusi, ma sorride …

“Grazie papà, è stata la serata più bella della mia vita”

grazie Gianluca, grazie!

Ezio Di Stefano

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Il Maestro e il Comandante

Genesio accapanna le persiane della finestra vicino al bancone quando il vetro del frigo bar già trasuda la condensa della spuma e della menta Fabbri messe a raffreddare dalla mattina. Il ventilatore smuove la poca aria che circola all’interno del bar quando si scorge oltre la variopinta tendina di plastica affusolata della porta che dà sul retro il tavolo tondo d’alluminio dove Tommaso e i suoi amici giocano a carte. Alle 2 del pomeriggio il sole ha già virato da un pò verso le colline fiorentine e le mura rossicce del bar centrale sulla piazza principale di San Miniato, battute dalla luce della mattina, sono ora la naturale contrafforte ai raggi solari. L’ombra si estende per tutto l’isolato e offre il riparo agli avvezzi frequentatori del bar nella torrida estate del ‘74. La leggera brezza che spira dal basso della valle si infila tra le bianche canottiere a righe e le camicie a maniche corte totalmente sbottonate.

Metti il carico che tengo la briscola” è l’esclamazione di Bob mentre esorta Tommaso.
Metti! metti il carico che te lo fò vedere io” risponde Cosimo, “e che tu credi che vieni da Roma per insegnà a noi come si gioca a briscola”, “none none ‘un se pole vince contro di noi”.

Tommaso ormai conosce l’irriverenza pervasiva del suo amico d’infanzia Cosimo e e da fine analista della psicologia altrui non si fa intimorire. Ammaliato dall’attacco totale all’olandese, mutuato dalla sua Lazio, fresca campione d’Italia, rifà il verso a Cosimo:

Cosimo a te ‘un te credo, e te briscola non ce l’hai” e cala l’asso di bastoni.

Cosimo ovviamente va liscio e Bob, da fidato secondo e dopo un cenno d’intesa con Tommaso decide di giocare all’attacco anche lui e invece della briscola mette altri punti. A quel punto Lorenzo, rivolto verso il compagno Cosimo, sbotta in un fragoroso

Maremma bucaiola! quante volte t’ho detto di non fare il bischero”, impreca e poi riprende “e ora che fò!? Gli devo da’ anche du punti in fallo”.

A quel punto Tommaso infierisce su Cosimo “e così siamo tre a tre”. Manca un solo punto per decretare chi vincerà la partita. “Dai le carte, su! e sbrigati pure che tra un pò inizia la gara”.

La tv del bar, sintonizzata già da un pezzo su Rai2, immortala immagini in bianco nero del Mortirolo e dello Zoncolan. Oggi il giro d’Italia fa tappa in montagna con tutti i più forti scalatori ai nastri di partenza. Dalla strada principale del paese, pressochè deserta a quell’ora e stordita dal sole, una sciame di bambini in sella alle loro bici investe la già chiassosa presenza del bar. Ci sono Massimo e Maurizio, figli di Tommaso, gemelli anche sulle loro due Atala appena comprate. E poi c’è l’altro Maurizio, quello più grande della comitiva, con la sua Bianchi da corsa che papà Amerigo tira sempre a lucido.

Cosimo dà le carte per la quarta e decisiva partita con il 3 di briscola a tavola. “chi è questo cittino?” esclama Tommaso riferendosi a Maurizio. E prima ancora che gli altri avventori del bar rispondano, è lo stesso Maurizio a prendere la parola:

So’ Maurizio, mi babbo è Amerigo dell’Italsider”.

Che caratterino che tu c’hai” riprende Tommaso, “e che tu voi fà da grande?

il ciclista ‘ome babbo! Oppure l’allenatore di pallone!” risponde deciso Maurizio.

Tommaso ride di gusto “dà retta al Maestro, lascialo perde il pallone, entra in banca che s’è meglio!

Tommaso, Tommaso” urla scocciato Genesio da dentro al bar. “c’è uno che te vole al telefono!”.

Tommaso con tono intriso della tipica boriosità romana risponde: “Genesio te l’ho detto, sò campione d’Italia, ‘un ce sò pè nessuno”.

Dice che l’è urgente” riprende Genesio.

mmmh! e tu digli che ‘on ci sò …. e poi ormai sto alla penultima mano! e poi dopo c’è pure la cima Coppi che m’aspetta!” fa ancora Tommaso

dice che chiama dall’America” con insistenza Genesio.

A quel punto Tommaso capisce, mette entrambe la mani sui braccioli della sedia arancione e si volta verso l’interno del bar a cercar parola. Genesio da bravo barista pronto ad esaudire ogni tipo di richiesta dei suoi clienti, asseta Tommaso, ormai sospeso nel limbo, “Dice che l’è Giorgio”.

Attimi di silenzio, Tommaso, tradendo la sua risolutezza dell’attimo prima, si alza e corre verso la cornetta grigia che penzola dal telefono a parete. La testa è in tumulto e prima di varcare la porta sul retro del bar si gira ed intima “Maurizio, finiscila tu la partita, prendi il mio posto!”.

Maurizio, catapultato di colpo nel mondo dei grandi, non tradisce l’imbarazzo e si siede quando il conteggio prima dell’ultima mano segna 51 punti con il 3 di briscola a tavola. Cosimo carica, Bob, senza far trasparire l’inconsistenza delle sue carte e non potendo far altro gioca 2 punti con sicurezza, anche Lorenzo carica e Maurizio, ultimo di mano, con freddezza calcolata va liscio. E non appena prende da terra il 3, beffardamente afferma “Vittoria! 4 a 3, anzi 4-3-3”.

Matteo Mastrella

Incontro di calcio Lcq1900 vs Gli Augustei

Incontro di calcio Lcq1900 vs Augustei

Il 22 giugno 2019 ha segnato il debutto ufficiale della squadra di calcio del Lazio Club Quirinale.

Nel primo giorno effettivo d’estate, con un cielo coperto e l’inevitabile cappa di afa, indomiti atleti del nostro club hanno sfidato, in una partita all’ultima goccia di sudore, gli Augustei, squadra di riferimento della Onlus “Il Caprifoglio”, composta perlopiù da ragazzi disabili. Il loro percorso terapeutico, maggiormente per chi è affetto da sindrome di down e di autismo, prevede lo sviluppo delle loro capacità relazionali anche attraverso la pratica sportiva. Gli Augustei nascono dal progetto “In Campo con Noi” e dalla germinazione dei progetti di inclusione sociale che la Onlus “Il Caprifoglio” porta avanti ormai da anni. Non poteva quindi esserci occasione migliore per il nostro debutto ufficiale. Di fronte alla possibilità di giocare questa partita dai mille significati non abbiamo esitato un istante raccogliendo il guanto di sfida dei nostri amici Augustei. La nostra squadra è stata costituita soprattutto per questi scopi e chissà se, nel prossimo futuro, non possa coltivare anche qualche velleità agonistica.

Il campo è lo “Sporting Club Augustea” in zona Centocelle e alla spicciolata tutti i giocatori prendono parte ad un sommario riscaldamento. Prima del fischio d’inizio, le foto di rito immortalano le nostre divise, ancora immacolate. Anche per loro è la prima volta e inesorabilmente l’ultima in cui appariranno così belle, prima di essere allentate dai nostri busti non ancora pronti alla prova costume. Altre foto mescolati ai nostri avversari suggellano l’amicizia tra il Lazio Club Quirinale e la Onlus il Caprifoglio.  Fa molto caldo e un plauso va al nostro club che ha scelto di sacrificare qualche ora di refrigerio al mare per partecipare con grande orgoglio a questo evento. Giovani e meno giovani, padri e i loro figli giocano con grande entusiasmo, dispensando anche qualche buona trama di gioco. A dire il vero si gioca una partita nella partita. Sono molte le emozioni e i momenti di divertimento che la interrompono nel suo canonico sviluppo. Poco importa, oggi l’agonismo non ha varcato neanche il cancello. Lo scopo è divertirci con i nostri amici che con la loro proverbiale e genuina schiettezza ci apostrofano, in modo bonario, come “vecchi”. Un modo diretto e disarmante che non lascia però spazio alle interpretazioni frenetiche e distorte della vita quotidiana, generatrici di vendette e rancori. Solo il sorriso è ben accetto.

I nostri avversari vanno in gol a raffica, cerchiamo di replicare e mantenere la partita in parità, quando Ettore, il loro centrattacco, reclama un rigore, quantomeno dubbio alla prova del Var. Va sul dischetto e intima al nostro portiere la parte opposta a quella di tiro. Inutile dire che la palla va in gol e Ettore e tutti gli Ettore di oggi vengono sommersi dagli abbracci dei compagni e degli avversari.  Un’ altra sospetta azione d’attacco dei nostri avversari, viziata da un più che evidente fallo per carica al portiere, genera una mischia furibonda all’interno della nostra area di rigore che non riusciamo a risolvere. Alcuni di noi, nel tentativo di un goffo rinvio della palla, cadono a terra meritando pienamente l’appellativo di “vecchi” affibbiatoci prima. La palla danza ancora sospetta sulla linea di porta quando Simone, altro cecchino infallibile degli Augustei, sigla la marcatura che fa prendere il largo ai nostri avversari. L’inerzia della partita ormai è definitivamente segnata a nostro svantaggio. Ettore segna ancora e poi doppietta di Francesco e ancora Diego, Federico e, fino a perdere il conto, tutti gli altri Augustei che non cito per brevità e amor proprio di squadra. Al triplice fischio finale ci ritroviamo al centro del campo su idea di uno straripante Ettore che invita tutti noi, abbracciati a maglie alternate, ad un minuto di silenzio in memoria del suo idolo Davide Astori, indimenticato capitano della Fiorentina morto prematuramente nel pieno della sua attività agonistica. Ognuno di noi ha avuto modo di pensare al “suo Davide Astori” volato in cielo e a quanto sarebbe stato orgoglioso nel vederci impegnati in questa partita di beneficenza. Con il cuore in tumulto sciogliamo le nostre emozioni al fischio che decreta il rompete le righe.

Al termine della partita, a margine di un rigenerante aperitivo, la piccola cerimonia finale ha visto la consegna ai nostri amici Augustei delle medaglie commemorative dell’evento. Non sarà stata la passarella di premiazione della finale di Champions League ma è stato ugualmente emozionante vedere l’orgoglio dei nostri amici nel portare al collo le decorazioni con cui sono stati fregiati. Non c’erano né la fanfara né i fuochi pirotecnici, la sola musica proveniva dal nostro battito di mani e dalle rituali voci fuori dal coro che rompono il silenzio.

Il risultato finale della partita è ininfluente, hanno vinto come sempre l’amicizia e l’inclusione e la solidarietà ha prevalso sull’agonismo.

Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno partecipato, sia ai giocatori sia a coloro che hanno presenziato sugli spalti. Un grazie particolare a Gabriele che a bordo campo ha ripreso tutto come nelle più importanti cerimonie a Palazzo, permettendo anche a chi non c’era di rivivere una giornata memorabile.

Viva gli Augustei e viva il Lazio Club Quirinale!!!

Matteo Mastrella

ROMA 08/05/2018 SS LAZIO e LCQ1900 ANCORA INSIEME

Roma 08/05/2018 SS Lazio e Lcq1900 ancora insieme

“Finalmente anche quest’anno è giunta l’ora del consueto appuntamento del Lazio Club Quirinale nella splendida cornice della casa dell’Aviatore, momento tanto atteso dai soci dopo il rinvio dell’evento dovuto alla scomparsa del giovanissimo campione Davide Astori, un lutto che aveva scosso tutto il mondo del calcio.

Serata unica, movimentata dal cabarettista laziale Marco Tana, che ci ha accompagnati durante tutta la cena con le sue barzellette e dal cantautore Toni Malco, autore dell’inno laziale, che non ci ha negato qualche minuto di euforia “da stadio”. Tra i pilastri della nostra amata squadra erano presenti Mr Manzini, Mr Farris, Juan Barnabè con la sua Olimpia e Laura Zaccheo, che hanno dimostrato grande disponibilità nei confronti del nostro Club. L’ospite d’onore quest’anno é stato il numero 10 Felipe Anderson, che si è prestato ad essere fotografato con ogni singolo socio, regalandoci una straordinaria sorpresa: una sua maglia autografata, vinta dal fortunato aquilotto sorteggiato. A completare la serata l’inaspettato arrivo del Presidente Lotito, che nel suo discorso ha incoraggiato tutti i tifosi presenti a sostenere la Lazio, nonostante l’avversione che spesso ci viene dimostrata. Serata ricca di presenze importanti, di momenti ludici ed anche un po’ di riflessione, con una scaletta ben scandita dalle capacità organizzative del Presidente Bracci e del Vice Poggi, instancabili ed appassionati, più di sempre.“

Arianna Tirico

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ROMA 9/5/2018: LA SS LAZIO FA VISITA AL LAZIO CLUB QUIRINALE

Il salone di ricevimento della “Casa dell’Aviatore” è colma all’inverosimile. La sala a stento riesce a contenere le 250 persone convenute all’ormai consueto appuntamento tra la S.S. Lazio e il “Lazio Club Quirinale” e ancor più difficilmente può arginare la passione e l’entusiasmo per una stagione calcistica fin qui esaltante. Il brusio di fondo prende corpo dallo scambio di opinioni tra “vecchi” colleghi, non solo sulla squadra biancoceleste ma anche sulle sorti del nuovo governo che stenta a nascere. I ricordi di precedenti crisi istituzionali sono ancora vivi in molti di noi e l’enfasi con cui i colleghi più anziani li raccontano creano quel naturale rapporto simbiotico con le sorti del “Palazzo”. Che si parli di politica o di sport la memoria e la passione sono l’archetipo descrittivo dello stesso rapporto intenso che abbiamo noi tutti con la nostra squadra del cuore.

Felipe Anderson, ospite illustre della serata, sale le scale che conducono al convivio con la stessa leggerezza con cui un altro numero DIECI del “Peixe” invitò la platea mondiale al banchetto del calcio sopraffine degli anni ’60 e ‘70. Stessa maglia, la inarrivabile “camisa branca” numero 10 del Santos. Un’altra “Perla nera”, non certo per la cromia somatica, ma perché è della Lazio e quindi unica come Pelè. Essere della Lazio è altro, è “de più di una squadra di calcio”….. Felipe Anderson guarda sbigottito tutti noi e i tanti bambini presenti che, in un vociare statico, acclamano il loro idolo. In un gesto di consumata autenticità Felipe Anderson saluta gli astanti con uno strascicato For(z)sa Lazio alla portoghese. Poco importa della dizione, della rigida formalità dell’Arma dell’Aeronautica che gentilmente ci ospita, in fondo anche qui, alla “Casa dell’Aviatore”, è sempre l’aquila che comanda e a noi che siamo i suoi figli prediletti è concessa qualche divagazione dal tema. Chissà cosa pensa Francesco Baratta, il principale asso nella storia dell’aviazione italiana, che, da un quadro dietro al palco, fissa e scruta il già a noi noto Marco Tana esibirsi nelle sue esilaranti ed irreverenti battute e Toni Malco che proprio sullo stesso palco esegue il suo repertorio di Lazio e sentimento. E non può non essere benevolo con chi ha fatto volare il suo stesso spirito di libertà e dato forza, nel sigillo dell’amore per i colori del cielo, all’utopia “da-vinciana” di librare in aria l’uomo nella leggerezza dei suoi sogni. Ci piace pensare che Francesco Baracca, avanguardia militare italiana nel primo conflitto bellico, se fosse vissuto oggi avrebbe condiviso la rivendicazione dello scudetto negato del 1915 perché lui, come altri fratelli d’armi, atleti della Polisportiva Lazio, perirono tragicamente sul fronte austroungarico. Ne avrebbe onorato la memoria ed ora, ad un secolo di distanza, in un gesto di serena pacificazione incensa anche lui Felipe Anderson che dal palco premia il fortunato socio del nostro club che si aggiudica la sua maglia autografata. Il 13 Agosto del 2017 in una Roma torrida e strangolata dall’afa c’era anche Felipe, Felipao vista la temperatura, a spingere il giovane aquilotto Murgia a segnare la rete del successo in Supercoppa Italiana contro la corazzata Juventus. Il racconto audio del goal riecheggia in sala e fa vibrare il metallo della coppa che la S.S. Lazio, attraverso la dirigenza rappresentata dalla sig.ra Laura Zaccheo, dall’onnipresente Maurizio Manzini e dalla coscienza critica di mister Farris, ha voluto esibirci a fianco dell’aquila Olimpia e del suo padre putativo Juan Bernabè, impagabile come sempre. Al momento del brindisi Felipe Anderson si congeda con una finta dinoccolata sulla destra, come il “cachaceiro” Garrincha quando venerdì 20 febbraio 1970 veste per la sua seconda ed ultima volta la nostra maglia, la più bella del mondo. La sua storia, di poliomielite e alcolismo mista alla fulgida classe di uno dei calciatori più forti di tutti i tempi, tanto da essere consacrato nel suo epitaffio come la “Gioia del popolo” brasiliano, è quella di ascese vertiginose e cadute repentine come la parabola a fortune alterne della nostra Lazio. Il tempo scorre inevitabile e quando la serata sembra volgere al termine, in piena zona cesarini, il Presidente Lotito fa ingresso in sala. Dopo un’interminabile giornata di lavoro prende, come da sua consuetudine, in mano la scena ed il microfono. Ci annuncia ciò che già era trapelato nei giorni scorsi dagli organi di stampa dell’etere romano, dando l’ufficialità dell’apertura imminente di un nuovo negozio “Lazio Style” al centro di Roma. Sarà, afferma con tono perentorio, un nuovo punto d’incontro, la catarsi dove fondere il cuore della città con l’anima della nostra lazialità. Lotito in una risoluta analisi delle avversità, a volte artatamente generate dall’ambiente esterno, invita all’unità di tutte le componenti del mondo Lazio per raggiungere un sacrosanto piazzamento in Champions League, sul campo ampiamente meritato. Lotito, a poche ore dal suo compleanno, si congeda con un ultimo brindisi da un popolo che vigilerà sulle ultime due giornate di campionato, perché i laziali, nella loro storia, si sono sempre presi quello che meritavano e lo faranno anche questa volta. C’è da starne certi!

Avanti Lazio! Avanti Laziali!

Matteo Mastrella

Anti-Cipo Onlus e Lcq insieme a Castel Porziano

Anti-Cipo Onlus e Lcq insieme a Castel Porziano

Il 28 aprile 2018 si è svolto presso il teatro di Castel Porziano, all’interno della tenuta presidenziale, lo spettacolo di beneficenza a favore della “Anti-cipo” Onlus organizzato dal “Lazio Club Quirinale 1900”.

Per la seconda volta, dopo la prima edizione del 2016 a sostegno della “Peter Pan” Onlus, il piccolo teatro di Castel Porziano, affascinante bomboniera all’interno dell’antica residenza di caccia della famiglia Savoia, fa da cornice alla rappresentazione teatrale magnificamente diretta dall’attrice e presentatrice Francesca Ceci. E’ lei a curarne la direzione artistica con una scaletta frutto delle sue esperienze teatrali a fianco di importanti artisti come Brignano, Montesano, Lillo&Greg, e cinematografiche in produzioni italiane ed estere.

La tenuta presidenziale, per l’occasione, veste il suo migliore abito da sera, presentando all’orizzonte, al volgere del tramonto, un evocativo color arancio condito da un inebriante profumo di primavera. La leggera brezza marina trasporta dalla vicina spiaggia le essenze dei caratteristici arbusti delle dune mediterranee. Sono gli stessi sapori e gli stessi odori che ritroviamo nei versi della prima poesia “Mani viola” con cui il poeta Guido De Paolis apre la serata, a cui seguiranno “Fammi resuscitare”, autentica elegia della figura della mamma e “Tu che non sai” dove la più alta delle arti incontra l’amore. L’anima commossa del pubblico che riempie il teatro è pronta a cambiare repentinamente il suo stato per offrire al vulcanico cabarettista Marco Tana, nelle vesti dell’ubriaco, il naturale lasciapassare ad un oceano di fragorose risate. Il suo è un gradito ritorno che riempie la sala di allegria, e poi d’incanto, in un’alternanza di emozioni contrastanti, l’introspettiva “Voce del silenzio” della cantante Daphne Barillaro riporta il pubblico in una dimensione più intima, più vicina alle corde del cuore. Il modo in cui interpreta questa canzone non toglie nulla, per sentimento ed estensione vocale, a quella di Mina che la rese celebre negli anni ’60. Chissà quanti in sala erano già nati in quegli anni, di certo non i tanti bambini che aspettano trepidanti le magie del mago Lupis. L’artista, vincitore nel 2014 del campionato nazionale di categoria e protagonista di esibizioni esilaranti in teatro e in tv e nella fortunatissima trasmissione “Edicola di Fiorello”, ha deliziato la platea con giochi di carte, corde e bacchette riuscendo nella sua magia più difficile: trasformare gli adulti in “bambini già grandi”. Quando Francesca Ceci torna sul palco le luci si fanno soffuse, i corpi illuminanti del retropalco proiettano una tenue sfumatura di azzurro, la stessa tinta del principe che Valentina -  personaggio nato dalla penna del regista Massimiliano Bruno e interpretato dalla stessa Francesca Ceci -  brama e desidera e che, per l’occasione, ha le sembianze del bravissimo attore Sebastiano Colla, già protagonista nella soap tv “Un posto al sole”. I due recitano in maniera simbiotica, declinando il loro amore nelle differenti fasi della loro vita. L’amore nasce da bambini sui banchi di scuola, si trasforma nel platonico sentimento adolescenziale, assume le fattezze del carnale effluvio giovanile e diviene, nella sua fase matura, la prigione di una giovane donna in preda alla violenza del marito. La scelta dei due attori di portare in scena il tema del “femminicidio” appare quanto mai appropriata e stende un velo di riflessione sul pubblico prima dell’interruzione della prima parte dello spettacolo.

Dopo un momento di convivialità consumato nel cortile del castello, la serata riprende con le note di “Un amore così grande” tanto cara alla nostra aquila nel solstizio d’estate del 1987. E’ sempre la voce magistrale di Daphne Barillaro a rendere ancora attuale l’epopea dei grandi tenori. Daphne Barillaro è un’artista di spiccata poliedricità che l’ha portata in carriera a trionfare nel 1997 al SuperKaraoke di Fiorello e duettare con il grande tenore Edoardo Guarnera, protagonista della prima edizione del 2016 a Castel Porziano con la sublime interpretazione del “Nessun dorma”. Neanche il tempo di tributare un lungo e meritato applauso che dalla porta d’ingresso irrompe ancora una volta Marco Tana. I suoi sketch e le sue parodie riflettono trame di vita quotidiana dove il grottesco ed il linguaggio, seppur mai sotto il livello di trivialità, colorano ogni scena strappando sempre una risata. Ciò che colpisce in Marco Tana è la sua capacità di condire momenti di vita reali con l’autoironia in un crescendo costante di risate senza mai risultare scontato e banale. Il pubblico in sala, euforico e partecipe, è ormai pronto a vivere il momento forse più atteso con l’esibizione di Edoardo Vianello accompagnato dal coro “CorEdo”. Esegue le prime canzoni senza l’ausilio dell’accompagnamento musicale e veste il teatro della sua sola voce. Solo grazie all’intervento dei tecnici Gabriele Spaziani, Fabio Santamaria e del Service “DesaTech” i pezzi storici del suo repertorio “Pinne, fucile ed occhiali”, “Guarda come dondolo”, che lo portarono nel 1962 alla ribalta della scena musicale italiana, suonano armonici prima dell’ingresso sul palco della cantante Wilma Goich e del “CorEdo”. L’ensemble di questi artisti -  Ismolli Elfrida, Alfano Isabella, Paulicelli Michele, Perrella Mariano, De Razza Maurizio, Biasini Gioia, Tapparelli Patrizia, Cesaroni Mariella, Pallotta Maurizio, Convertito Vincenzo, Iadeluca Ilaria, Perilli Chiara, Coladarci Alessandro, Bossoli Letizia, Sgrò Francesco – riproduce le note musicali attraverso l’uso strumentale della voce. L’accompagnamento così composto consente l’utilizzo di seconde voci a differenti tonalità che duettano alternativamente con quella principale. Il risultato finale è uno swing corale che riproduce musicalmente i brani storici del maestro Vianello. Non potevano mancare le canzoni evergreen “Abbronzatissima” e “I Watussi” che il pubblico di ogni età, conoscendone ogni parola, le intona in simultanea. In questo momento di esaltazione collettiva anche la presentatrice Francesca Ceci si unisce al coro “CorEdo” di cui organicamente fa parte. La serata vive in un crescendo di emozioni in attesa del momento più alto e che più ci sta a cuore. Deve ancora essere raccontata la storia di una donna straordinaria, Serena Grigioni e della Onlus “Anti-cipo” da lei fondata. Sulle quinte salgono le rappresentanti dell’associazione e la stessa Serena Grigioni che con coraggio e voce ferma riferisce della sua storia personale, contenuta all’interno di un libro da lei scritto “Finchè si è in piedi si va in scena”, dove è la vita il naturale palcoscenico e non più il piccolo palco del teatro di Castel Porziano. Il titolo del libro, in vendita sul sito dell’associazione www.anticipoonlus.com, è la metafora esatta con cui la “Anti-cipo” onlus intende reperire fondi per finanziare la ricerca sulla Neuropatia delle Piccole Fibre Periferiche e Autonomiche, una malattia degenerativa del sistema nervoso periferico le cui cause molto spesso non sono note. La ricerca scientifica e la diagnosi precoce per prevenire in anti-cipo la sintomatologia della malattia sono le due strade che l’associazione intende perseguire, ma che ad oggi purtroppo non hanno dato i frutti sperati. L’associazione prende linfa dalle libere donazioni, dalla “singole gocce d’acqua” nel mare. “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”. Il “Lazio Club Quirinale” ha voluto versare la sua goccia, nella speranza che questo mare diventi un oceano.

La serata si chiude sulle note del nostro inno, dove l’aquila e la speranza volano alte nel cielo all’insegna della vittoria e della solidarietà. Come sempre il nostro grazie va a tutta la squadra del “Lazio Club Quirinale” e al nostro essere comunità.

Matteo Mastrella

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IL DOTT. FLAVIO SALVADORI NUOVO PRESIDENTE ONORARIO DEL LCQ

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Ieri 20 novembre 2017, presso il Circolo Ufficiali dell’Esercito in zona Castro Pretorio, si è riunito il Consiglio Direttivo del Lazio Club Quirinale 1900.

A margine del sopralluogo della location, presso la quale si intende inoltrare invito ufficiale alla S.S. Lazio per il rituale evento conviviale da tenersi nel primo scorcio del nuovo anno, si è svolta la cerimonia per la nomina a Presidente Onorario del Lazio Club Quirinale 1900 del dott. Flavio Salvadori, già Vice Segretario Generale della Presidenza della Repubblica.

Il dott. Salvadori, visibilmente emozionato e grato del pensiero che tutto il Consiglio Direttivo gli ha rivolto attraverso l’investitura ufficiale a massimo organo di rappresentanza del Lazio Club Quirinale, carica peraltro mai prima d’ora ricoperta, ha rivolto a tutti i soci i più fervidi ringraziamenti.

Siamo certi che il dottor Salvadori sia la figura più idonea a ricoprire tale ruolo e che possa mettere al servizio del nostro club l’esperienza e le capacità che lo hanno contraddistinto nel ben più gravoso compito di guida della complessa macchina amministrativa della Presidenza della Repubblica.

Un altro tassello, necessario a strutturare il nostro club con un organigramma di prestigio, per essere sempre all’altezza delle sfide e delle nuove iniziative che porremo in essere.

Con sincera lazialità

il Consiglio Direttivo

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RICOMINCIAMO!!!

IL DOPO-DERBY

 

“… e lasciami gridaareee!”, rocheggiava tanti anni fa Adriano PAPPALARDO nell’incipit della canzone “Ricominciamo”.

E questo io grido stasera dalla tastiera del mio notebook: “Ricominciamo!”. Smaltiamo nel minor tempo possibile la delusione per questa sconfitta, che brucia tanto più perché è seguita al reboante 3-1 che infliggemmo alla Tragica nell’ultimo derby di campionato. Sinceramente, speravamo che la Nostra Magica si ripetesse a stretto giro di posta, e forgiasse il primo anello di una catena di vittorie stracittadine come – purtroppo – riuscirono a fare i cugini, riemergendo dalla fossa oceanica della Finale di Coppa Italia persa il 26 maggio 2013.

Invece, la Roma si è rimessa subito in sella, e stasera inneggia al suo mister Di Francesco come novello Luis Garcia (accento sulla “a” finale, mi raccomando), quello di “Abbiamo rimesso la chiesa al centro del villaggio!”. E, scusate il francesismo –        del tutto in tema, poiché ho nominato un allenatore francese – ma a me, per aver perso il derby di stasera, rode tremendamente il si è ben capito che cosa!

Io ho seguito la partita alla radio, e posso giudicare parzialmente rispetto ai confratelli aquilotti che sono stati allo stadio o hanno assistito davanti alla TV; ma credo che la radiocronaca mi abbia fornito ugualmente validi elementi di giudizio sull’odierno derby.

Cominciamo dall’operato dei direttori di gara (e delle VAR). L’arbitro Gianluca ROCCHI di Firenze – a proposito, domenica c’è pure LAZIO-FIORENTINA! – ci ha messo del suo, non concedendoci subito l’evidente rigore per fallo di mano, e sanzionando tempestivamente i nostri giocatori per i falli da loro commessi senza d’altronde comportarsi altrettanto severamente con i giocatori giallorossi, ma ritengo che non sia stato determinante nell’esito dell’incontro.

La vera differenza l’ha apportata il diverso approccio alla partita delle due squadre. Stavolta, a differenza dell’andata di Coppa Italia e del ritorno di campionato disputati nella scorsa stagione, i romanisti sono stati agonisticamente più presenti di noi, e per lungo tempo sono stati anche più concentrati, tranne (clamorosa eccezione!) nell’occasione del fallo da rigore di Manolas, senza il quale molto probabilmente non saremmo rientrati in partita. Dalla metà del primo tempo, la Roma ha pigiato l’acceleratore, ci ha messi in difficoltà e ha conseguito meritatamente il vantaggio. Quando ha acciuffato il raddoppio con un tiraccio del Ninja Nainggolan (peraltro non nuovo a questi exploit!) ho seriamente temuto che ci avrebbero inferto una goleada!

Qui si è certificato il valore di Simone INZAGHI, che ha indovinato i cambi surrogando Leiva e Lulic (entrambi sottotono) con Lukaku e Nani, i quali hanno riassestato e tonificato la Lazio, restituendole campo. Ma, ribadisco, molto probabilmente senza il fallo di Mano-las e il susseguente rigore trasformato da Ciro Immobile – sempre più capocannoniere! – noi non saremmo rientrati in partita. E, purtroppo, il forcing finale non è bastato!

La Lazio ha giocato da Lazio nei dieci minuti iniziali e nel quarto d’ora finale. Sarebbe stato troppo poco contro qualsiasi altra squadra, figurarsi contro la Tragica, che ha una rosa giocatori più cospicua della nostra. Soprattutto nel reparto offensivo. La Roma dispone di tre attaccanti – Lucertolone Dzeko, Defrel e Schick – e di due mezzepunte che vedono bene la porta – Perotti, soprattutto! ed El Shaarawy – mentre la Lazio, di fatto, ha solo Ciro Immobile, che oggi non stava per niente bene, pur non lesinando impegno e segnando il quindicesimo gol in campionato (oltre al gol, purtroppo giustamente, annullato).

E quando Ciro manca, o non sta bene come è successo oggi, stentiamo tremendamente là davanti. Caicedo deve formarsi, e quell’accidente di Felipe Anderson è sparito dai radar. Nani deve ancora carburare, ma mi sembra più uomo di manovra che di punta. Non sarebbe valsa la pena di spendere qualche soldo per Falcinelli, che non è un campione ed è totalmente privo di esperienza internazionale, ma è un bravo attaccante italiano e avrebbe fatto benissimo da spalla a Immobile?

Luis Alberto ha giocato male, ma ci può stare. La prestazione negativa non incide assolutamente sulla valutazione del suo scorcio di stagione. Lo spagnolo ha piacevolmente sorpreso tutti noi. Mi permetto un piccolo consiglio a Simone Inzaghi: lo addestri maggiormente sui tiri dalla distanza. Quanto ci mancano le bombe di Sinisa!

La difesa poggia quasi esclusivamente su Strakosha (ottimo riflesso sul Lucertolone nel primo tempo) e su De Vrij. Radu comincia a sentire il peso degli anni; Basta, anche lui non proprio ragazzino, si infortuna spesso; Bastos è incappato in una giornata negativa; Edgar Wallace forse non vale gli otto milioni che lo abbiamo pagato. Meno male che l’irruenza e la poca prevedibilità di Lukaku sopperiscono sempre più alle manchevolezze di Senad Lulic, altro ultratrentenne. Il montenegrino Marusic è ottimo contraltare del belga sulla fascia opposta del campo, ma è consigliabile addestrare maggiormente entrambi anche alla fase difensiva.

Passiamo al centrocampo. E’ stata una giornataccia per Lucas Leiva, ma si può accettare. Ricordiamoci sempre che lui non è un facitore di gioco. L’organizzazione e anche l’uso della fantasia competono maggiormente a Milinkovic-Savic (oggi insufficiente, ma deve acquisire continuità). Parolo è il tuttofare, ma nemmeno lui è un organizzatore, e cominciano a scarseggiare le sue conclusioni da lontano. Si insista da subito su Murgia, si valuti l’inserimento di un altro giovane, e si pensi a cospicui rinforzi per questo reparto, se si vuole far crescere la Lazio.

E la Lazio deve crescere ancora. Molto. E bene. Anche oggi lo si è visto.

Ma tutte queste riflessioni le ho messe su carta solo perché avevo bisogno di smaltire la delusione del derby perso. Finora, stiamo comportandoci bene!

Solo, non perdiamo di vista i nostri limiti, che sono ancora tanti.

E già da giovedì, quantunque abbiamo vinto il nostro girone di Europa League, RICOMINCIAMO!

E domenica, contro la Fiorentina, RICOMINCIAMO!

 

FORZA LAZIO!

 

18 NOVEMBRE 2017.

 

MARCO BINDI

EVENTO DI SABATO 6 MAGGIO 2017 – SIAMO PRONTI!

EVENTO DI SABATO 6 MAGGIO 2017 – SIAMO PRONTI!

LA STORIA SI RIPETE!

Otto giorni prima dell’evento celebrato il 9 marzo u.s. presso “La Casa dell’Aviatore”, la nostra Lazio aveva inferto alla Roma la pesantissima sconfitta in semifinale di andata di Coppa Italia. Oggi, a sei giorni di distanza dall’evento di sabato 6 (“Scuderie San Carlo”), abbiamo ridato la paga ai cugini. Si potrebbe pensare di aver trovato la formula magica per vincere il Derby: organizzare un Evento entro i dieci giorni successivi alla partita!

La vittoria è stata prestigiosa, altroché! La “settimana di attesa” era trascorsa (troppo?) tranquillamente, sia considerando l’orario di inizio della partita – dodici e trenta – sia per i diversi stati d’animo dei tifosi: noi avevamo fiducia nella nostra Lazio, ma ci aspettavamo una Roma ben diversa, più “cattiva”; forse, siamo stati più “ottimisti” dei romanisti…

In realtà, la partita aveva la sua importanza!

Per noi che – pur estromettendo i cugini dalla Coppa Italia -dovevamo assolutamente riequilibrare i risultati di Campionato, “azzerando” la sconfitta sofferta all’andata; così si comportano le squadre che sono o che vogliono diventare grandi. Inoltre, nella corsa all’Europa League, avremmo distanziato l’Atalanta, che aveva pareggiato in casa contro la Juventus.

Per la Roma che, vincendo, oltre a puntellare una supposta supremazia cittadina stagionale, si sarebbe notevolmente avvicinata alla stessa Juventus, e magari avrebbe ancora potuto dire la sua nella lotta per lo scudetto.

Sta di fatto che – estremo atto di scaramanzia – io ho acceso la radiolina solo dopo aver ricevuto il Whats app dall’amico e consocio Gianni Blandini che mi informava del gol di Keita. “Mamma mia!” ho pensato, “e che succede?”. Ovviamente, avrei voluto che l’arbitro fischiasse la fine di lì a poco. Troppe volte la Roma, quest’anno, sembrava spacciata, e invece s’era sempre ripresa. In più, avendo appreso l’assenza di Cirogòl Immobile, e – sinceramente! – non nutrendo soverchia fiducia nella nostra difesa, pensavo che, se la Tragica avesse ribaltato il risultato, non ce l’avremmo più fatta a riprenderla.

Ascoltando la cronaca della partita, invece, pur ansiando come sempre avviene quando giocano gli Aquilotti, apprendevo che il portiere giallorosso Szczęsny  – mica so scriverlo questo nome, l’ho copiato e incollato da Internet! – aveva salvato i suoi Lupacchiotti con due parate fenomenali (su Parolo e Keita, mi sembra). Avevo perso il racconto della mancata concessione del rigore per fallo su Lukaku (che, forse, avrebbe anche portato all’espulsione di Fazio); ma, nel complesso, stava andando assai bene per noi. Un piccolo tremito l’ho provato quando il radiocronista ha riferito di una trattenuta operata nella nostra area da Bastos ai danni del Lucertolone (Dzeko) che forse avrebbe potuto essere sanzionata…Vabbè, chi se ne interessa! A loro, quest’anno, hanno dato più rigori che palloni (e non è ancora finita!)

Ma, proprio sullo sfiorire del primo tempo, eccolo là, il tanto temuto “rigore per la Roma!”, fischiato dal Signor Orsato di Schi(f)o. E, sul pallone, ecco andare “Capitan Futuro” De Rossi, che tira una mozzarella, purtroppo sufficiente a insaccare il pallone alla destra del nostro Strakosha (e sembrerebbe che lo stesso D.D.R. abbia poi preso in giro la panchina della Lazio, dopo la trasformazione. Se è davvero accaduto, è stato un preclaro esempio di sportività).

Si va al riposo. La paura di perdere, certo, c’è: sulla carta, loro sono più forti. Se alzano i ritmi, e magari aggiustano la formazione… Poi sta giocando benissimo Salah Perché Ti Amo… Però… però…

Vi elenco i fatti finora accaduti nel Derby, solo per puntualizzare, e non già per “lacrimare”, come ben altri sono abituati:

  • Immobile “s’infortuna” prima di scendere in campo, e resta fuori. Di fatto, giochiamo senza attaccanti;
  • ci hanno negato un rigore (e la probabile espulsione di un avversario – Fazio, n.d.m.) sull’1-0;
  • Lukaku, fino a quel momento fra i migliori, deve uscire per infortunio (sinceramente, al posto di Inzaghi, non lo avrei sostituito con Felipe Anderson…);
  • Hanno concesso un rigore inesistente alla Roma, che lo ha trasformato, e ha così raggiunto il pareggio.

“Dopo ‘sti fatti”, per la Tragica, vincere il Derby dovrebbe essere poco meno che una formalità… Ma, troppe circostanze favorevoli per una sola squadra! Non sappiamo mica se le basteranno per fare risultato (e infatti..!).

Si ricomincia. Bruno Peres piglia il posto, nella Roma, di El Shaarawy. E, dopo tre minuti, mannaggia la difesa! la Roma ha la Grande Occasione; ma il Lucertolone Dzeko (capocannoniere del campionato!) compie il trentottesimo errore stagionale sotto porta (nella circostanza, è anche molto bravo il nostro Strakosha, che devia in angolo).

Giocatori e tifosi giallorossi non hanno nemmeno il tempo di imbufalirsi per l’ennesimo errore del bosniaco che, in fondo a un mortifero contropiede, Dušan Basta ci riporta in vantaggio (con un po’ di fortuna, essendo il pallone sbattuto sulla schiena di Fazio prima di entrare in porta).

Guardate un po’, che scherzi gioca la sorte. Fazio, scampando rigore contro ed espulsione, resta in campo e involontariamente danneggia la Roma. Sintomatico il fatto che il 2-1 sia stato segnato da Basta (appunto: “la partita finisce qui! Basta!”).

Ma si deve ancora soffrire, sia perché “si rompe” De Vrij (bella tegola per la difesa!) e, soprattutto, si soffre “per merito” di Felipe Anderson, che spreca due contropiedi sensazionali, rischiando di far tornare in partita la Roma. Spalletti, dal canto suo, ha sbilanciato in avanti la sua squadra inserendo Perotti e, soprattutto, Francesco Totti (scusate il turpiloquio…). Tutta legna per il fuoco laziale. E, in quel fuoco, Keita estingue la Roma, concludendo col gol del 3-1 un ennesimo, mortifero contropiede!

Tre minuti di recupero, a ben vedere, sono pochi. Ma bastano a Totti per compiere un fallo di frustrazione e, soprattutto, a Rudiger per farsi cacciare dopo un fallaccio su Djordjevic. Nel mezzo, ci sarebbe un altro gol sfiorato da Milinkovic-Savic (e non avrebbe guastato!).

La partita finisce come forse non credevamo, ma come sicuramente volevamo: 3-1 per la Lazio!

Lo volevamo, perché fa sempre piacere vincere il Derby.

Lo volevamo, perché siamo stati davvero più forti delle contrarietà (Immobile, Lukaku, De Vrij, l’indolenza di Felipe Anderson…) e delle stupidaggini commesse dall’arbitro Orsato (rigore negato a noi, rigore regalato a loro). Così, è molto più bello vincere!

Lo volevamo perché, adesso, festeggeremo allegramente e compostamente. Domani è il Primo Maggio, e la nostra esultanza scorrerà lieve come un ruscello montano, senza confondersi nel fiume solenne della Ricorrenza.

Lo volevamo, perché come il solito, preponderanti per numero e fervidi per fantasia, i tifosi della Roma esondano! Stavolta, la siccità di questo Derby perso li inaridisce. Anche se avessero a disposizione i vocabolari di tutte le lingue, non troverebbero parole! E forse, non vorrebbero nemmeno cercarle, se non contro la loro squadra.

Certo, il difficile viene ora. Siamo saldamente al quarto posto, con l’Atalanta a tre punti. Abbiamo quattro partite non proprio abbordabili (Sampdoria e Inter in casa, Fiorentina e Crotone in trasferta), sebbene non siano nemmeno troppo complicate. La realtà è che molte squadre trovano contro di noi motivazioni insospettate. Ma la Lazio dovrà mantenere la concentrazione espressa contro la Roma, perché il nostro vero obiettivo è il ritorno in Europa! Lasciamo da parte le due Finali raggiunte (Coppa Italia e Supercoppa Italiana), anche se queste ci conferiranno maggiore tranquillità sul campo.

Per ora, sia festa! E che la festa continui sabato prossimo, quando ci incontreremo nell’Evento!

F O R Z A  L A Z I O!

 

Marco Bindi

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SONO LAZIALE E NON SONO BURINO

 

 

Il binomio burino/laziale è storicamente inesatto. I tifosi romanisti non comprendono e non sanno la vera origine del modo di dire “burino” ad un laziale. La parola burino nel dizionario italiano significa persona rozza, contadina; per intenderci un individuo sempliciotto. Ma l’appellativo “burino” apostrofato dal tifoso romanista al tifoso laziale non è propriamente esatto e, come vedremo, ha una derivazione semantica differente.

La storia insegna: ogni popolo ha le sue tradizioni, i suoi difetti ed i suoi pregi ma la parola burino che viene apostrofata dai nostri cugini giallorossi a noi laziali ha un’origine diversa.

E’ un modo di dire che nasce con la conquista di Roma da parte dei Piemontesi; voi direte cosa c’entrano i Piemontesi? E qui, in questa mia analisi storica, vi spiegherò il reale significato della parola “burino” e starà poi a voi eventualmente diffonderla.

Il 17 Marzo 1861, Vittorio Emanuele II veniva incoronato Re d’Italia a Torino, mentre Roma, ancora sotto il dominio dello Stato Pontificio, dovette aspettare ancora alcuni anni prima di diventare di fatto la Capitale d’Italia.

Come vuole la storia, il Re Vittorio Emanuele II si insedia a Roma presso il Palazzo del Quirinale accompagnato dai suoi più fedeli uomini del Regno e impiegati di ogni livello di origini piemontese.

Da qui inizia la vera storia dell’appellativo “burino”. In queste righe spiegherò come sia nato questo appellativo o nomignolo, come lo volete chiamare, che erroneamente viene accostato al tifoso laziale.

Come si sa in tutto il mondo ogni popolo ha una sua identità, storica e culinaria. Chi ha viaggiato ha scoperto che ogni paese ha un proprio modo di vivere e proprie tradizioni e di questo ne resta fiero e legato.

L’appellativo che si dà ad un popolo è un modo per marcarne la distanza, per differenziarsi dalle sue tradizioni e deriderle allo stesso tempo ed evidenziare le differenti origini dal luogo dove si è nati.

Nel caso di Roma, nella seconda metà dell’ottocento, vi fu un’invasione della cultura piemontese e le differenze con la cultura della Regione Lazio, e in modo particolare con quella romana, stavano proprio nell’esprimersi nella propria lingua e nell’arte culinaria.

I piemontesi, obbligati a trasferirsi in una nuova città e in una nuova regione, cercarono di mantenere le loro tradizioni abituali, come la loro cucina, procurandosi nei mercati rionali di Roma gli ingredienti tradizionali d’uso nella tavola delle loro terre, come la Toma, tipico formaggio piemontese, la pancetta, la lingua del manzo, il burro ecc….Sì, proprio il burro che si utilizza ancora oggi al posto dell’olio di oliva per friggere e rosolare i cibi nella cucina povera piemontese.

Per le massaie piemontesi utilizzare il burro per condire i propri cibi era estremamente importante. Mentre nei loro mercati in Piemonte il burro era di facile reperibilità viceversa nei mercati rionali di Roma era difficile trovarlo. Nella loro tradizione culinaria l’ingrediente principale per rosolare e condire i cibi era proprio il burro e da qui nacque l’appellativo “burine o burini” con cui i romani, nel tipico troncamento delle consonati doppie, identificavano i piemontesi.

Ecco da dove deriva il modo di dire sei burino o burina… il differenziarsi da individuo di origini piemontesi!

Spiegato l’origine della parola burino ora sta a voi rispondere e spiegare ai cuginetti ignoranti da dove deriva l’appellativo in questione.

Per finire, nella vignetta sottostante, disegnata e ideata dalla curva nord, il vignettista svela in modo semplice ed elementare il binomio romano e laziale, quello che i cugini non vogliono recepire.

Tanti saluti e FORZA LAZIO

 

Cesare Camilli

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